
Per tutta la vita mi sono divertito. Sono riuscito a costruirmi il mio piccolo teatro personale.
(Robert Doisneau)
Un cantore della vita di tutti i giorni, che alla forza del verso epico preferiva quella sommessa della strofa
rozza ma arguta, dello stornello. Questo era Robert Doisneau.
Dal 21 settembre al 17 novembre, la Fondazione Forma rende omaggio al suo genio garbato e lucido, alla sua
fotografia tenera e divertente, con due mostre nate dalla collaborazione con la famiglia Doisneau e la
Fondation Cartier-Bresson di Parigi: Dal mestiere all’opera e Palm Springs 1960.
Nato nel 1912 a Parigi, da questa città Doisneau non si staccò mai del tutto. Il suo territorio di caccia,
la sua riserva preferita d’immagini ed emozioni era lì, a portata di mano. Parigi come mondo, la fotografia
come pretesto, la curiosità come spinta e la leggerezza come stile: nessuno come lui ha realizzato foto
indimenticabili cogliendo sempre un punto di impalpabile equilibrio, frutto di una sapienza rara,
meticolosamente perseguita.
Dal mestiere all’opera presenta una selezione di circa cento stampe originali, le più celebri accanto
ad altre praticamente inedite, scelte in gran parte nel suo atelier e in importanti collezioni pubbliche
e private francesi. L’ampia selezione, arricchita da documenti privati e testimonianze raccolte con
l’aiuto amorevole delle figlie del fotografo, propone una rilettura critica e aggiornata per mostrare
come la bellezza apparentemente spontanea delle sue immagini fosse frutto di grande lavoro, e come,
in pratica, Doisneau sia riuscito nella sua vita a passare dal mestiere all’opera con una gravità insospettabile,
fermando sulla pellicola frammenti di un mondo di cui voleva provare l’esistenza.
Ma oltre le strade di Parigi, dove incontrava e ritraeva amanti e bambini, Doisneau ha realizzato anche sorprendenti
e inaspettate fotografie a colori.
Era il 1960 quando la rivista Fortune incaricò il fotografo francese di raccontare la vita di una città particolare,
nata come un fiore sgargiante nel deserto della California: Palm Springs. Doisneau accettò la sfida e tra la
sabbia del deserto, le palme, il cielo blu cobalto, gli abiti chiassosi dei suoi abitanti, i cocktail e i campi
da golf, compose il suo personale sogno americano, non in bianco e nero ma raccontato con un’esplosione di colori.
Le immagini dell’album Palm Springs 1960, presentate ora per la prima volta in Italia, mostrano un aspetto poco
conosciuto del grande fotografo e sorprenderanno anche il visitatore più esperto trasportandolo in un universo festoso
e ironico.
Giocoliere, funambolo, illusionista forse per troppo realismo: ironizzando su di sé, Doisneau affermava di
affrontare il lavoro come fosse l’unico antidoto all’angoscia di non essere. Questo è il paradosso del
grande fotografo che voleva realizzare il suo lavoro come fanno gli artisti di strada, con la lucidità
pudica di un artista malgrado lui.
da www.formafoto.it