
La pastorizia, quella autentica, che si muove a piedi e percorre ogni anno migliaia di chilometri, sottostando
ancora alle stagioni e a madre natura, rievoca il fascino di un viaggio infinito, di una libertà difficile da
trovare nel mondo moderno; rappresenta ormai solo una piccola sfaccettatura dell’agricoltura del terzo millennio,
ed è un mondo a se, che vive di regole proprie. Il fascino che suscitano questi uomini è qualcosa di primordiale,
di innato dentro di noi, ed è quell’attrazione verso una vita vissuta nel rispetto di un legame profondo con la terra,
la natura ed i loro animali. Definire un mestiere quello del pastore è riduttivo. Loro la chiamano “La Malattia”,
che li porta ad accettare una vita dura, di fatica, di sacrificio, di solitudine, di continuo moto, che essi
vivono però pazientemente e rispettosamente in una speciale e rara simbiosi con la natura e gli animali.
I pastori nomadi rappresentano un patrimonio del nostro paese e dell’intera tradizione dell’uomo.
In un momento storico in cui la parola “tempo” è sempre più legata alla mancanza di quest’ultimo,
la realtà della pastorizia nomade, dà allo scorrere inesorabile del tempo un valore e una dimensione
ormai sconosciuta ed in antitesi con la società urbana destinata sempre di più ad essere vittima della
frenesia del tempo.
Francesca Pianzola nasce a Novara nel 1981. Frequenta il corso di “tecniche fotografiche ad indirizzo editoriale” presso
la fondazione Clerici di San Giuliano Milanese, successivamente un corso serale di “ritratto fotografico” presso il
C.F.P. Bauer di Milano e infine un corso di “fotografia digitale e fotoritocco” presso il C.F.P. Multimediamente di
Milano. Attualmente vive a Milano e collabora come fotografa di scena con compagnie teatrali, mentre porta avanti
alcuni progetti personali di ricerca sociale.
da www.polifemo.org