
A pochi mesi dalla sua scomparsa, il grande fotografo marchigiano Ferruccio Ferroni verrà ricordato con una bella mostra,
nella cornice esclusiva del Foyer del Teatro Carlo Goldoni di Corinaldo.
Ferroni era nato nel 1920 a Mercatello sul Metauro nella provincia di Pesaro e Urbino, e ha vissuto a Senigallia.
Dopo gli anni della guerra, la prigionia in Germania e due anni di ricovero in un sanatorio, si laurea in
giurisprudenza nel 1953 ed eserciterà la professione di avvocato fino al 1992.Ferroni comincia a fotografare
nel 1948, divenendo ben presto il più fedele e personale interprete delle teorie estetiche di Giuseppe Cavalli.
Partecipa in quegli anni alle maggiori mostre nazionali e internazionali, riportando importanti riconoscimenti:
fa parte dei gruppi fotografici La Gondola di Venezia diretto da Paolo Monti, e il Misa di Senigallia diretto e
ideato da Giuseppe Cavalli. Molte sono le esposizioni a cui partecipa e i premi di cui viene insignito.
Diverse anche le collezioni che accolgono le sue fotografie.
La fotografia simbolo della mostra "Architettura della materia", realizzata nel 1953 è forse l'immagine più
riuscita della sua lunga ricerca sul linguaggio fotografico; quando essa venne esposta per la prima volta
a Firenze nella mostra "Fotografia italiana 1953", curata da Cavalli e Monti alla Galleria della Vigna Nuova,
Ferroni sorprese tutti per l'originale utilizzo della luce radente che rendeva i tagli sul legno fatti
dall'accetta fortemente evocativi, ed oggi possiamo ben dire in linea anche con le ricerche pittoriche
dell'arte informale italiana e internazionale.
Le immagini esposte riguardano le fasi più significative della produzione di Ferroni: i primi anni Cinquanta,
il sodalizio con Cavalli; la ricerca formale sulla materia, la più costante e originale; le immagini riflesse
delle vetrine realizzate dalla metà degli anni Ottanta in poi, dopo aver sospeso la sua attività fotografica
per circa venti anni.
La mostra è a cura di Roberto Mutti e Marcello Sparaventi. La presentazione della videointervista
a Ferroni è di Roberto Mutti