
L’idea di far conoscere nuovi giovani artisti cresce insieme alla galleria, anzi ne diventa motivo portante;
sotto questi auspici nasce Zone d’ombra, collettiva che unisce quattro diverse realtà: tre giovani e promettenti
fotografe, ognuna con un proprio stile ma legate, a livello tematico, da un doppio filo invisibile, la luce e
l’ombra, e un’artista già affermata che diventa per loro modello ma anche allieva in un continuo scambio di esperienze.
L’esposizione si articola attraverso un importante corpus di opere, che l’allestimento dell’architetto Bruna Solinas
esalta per profondità emozionale e filologica. Al pianoterra visibile a tutti, o per meglio dire “alla luce”,
le fotografie di Elisabetta Goggi, Manuela Genta e Diana Lapin. Le loro fotografie, disposte al piano espositivo
superiore, si caratterizzano per la freschezza e l’originalità di chi ha voglia di sperimentare e mettersi in gioco
così come impone la loro giovane età; l’inesperienza (temporale, non di competenze) non è un difetto ma diviene
punto di forza e contrasto.
Al piano sottostante, “in ombra”, nello splendido e scenografico locale a volta e mattoni a vista Graziella Reggio
autrice, nota a livello internazionale, per le sue istallazioni, sculture e fotografie tutte incentrate sul
rapporto che lega il tempo alla materia e ai soggetti che interagiscono con essa .
In questa sorta di “cripta laica” il rapporto maestro – allievo viene nuovamente ribadito. Graziella Reggio,
decide di esporre laddove, pur meno visibile, si palesa la difficoltà che essa stessa ha avuto per emergere.
Il luogo medesimo, ricco di antico fascino diviene insegnamento e simbolo, per le atre protagoniste della collettiva,
della difficoltà di affermarsi ma anche dell’impegno e della volontà che questa artista ha impiegato per giungere
sino a qui. Il risultato può, pertanto, considerarsi, a buon diritto, per tematiche e allestimento, un perpetuo
interscambio di idee, luoghi ed esperienze umane percepibile in ogni opera di ciascun artista della collettiva.
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